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Schede descrittive dei Paesi coinvolti - Aree in allestimento -



Comune di Alatri - LAZIO


Alatri appare alta, elegante, rassicurante agli occhi del turista che la raggiunge arrivando da Frosinone o da Fiuggi. E la prima piacevole impressione si accresce quando il nuovo venuto cerca di saperne di più, di conoscerla meglio. Allora a poco a poco, Alatri svela il suo passato fatto di storia e di preistoria: le antiche porte d'ingresso, i vicoli, i palazzi medioevali, le innumerevoli chiese, le piazze calde e accoglienti, quasi salotti. E su, a contatto con il cielo, maestosa l'Acropoli, interamente costruita in massi ciclopici, unica in Italia e nel mondo, intatta dopo millenni. Coloro che la abitano sanno di possedere un gioiello immenso in un mare di verde. La curano, la mostrano con orgoglio e la rendono ancor più preziosa con studi eruditi, i sapori della cucina ciociara, l'artigianato artistico.

Stemma di AlatriAlatri è posta su una collina calcarea, il territorio del Comune , con i suoi 9.684 ettari è uno dei più estesi della provincia di Frosinone, caratterizzato da zone collinari e montuose con altimetria variabile da un minimo di 200 a un massimo di 2000 m /s.l.m.Racchiuso dalle mura urbiche sulla sommità di un alto colle, il centro storico di Alatri ricalca ancora oggi il complesso impianto della città antica. L'intero tessuto urbano è caratterizzato da un intricato dedalo viario, con nobili vie mediovali e vicoli pittoreschi, che dalle porte cittadini conducono in salita all'imponente rocca dell'Acropoli.


Quest'ultima costituisce il centro geografico della Città, il nucleo sopraelevato (Civitas nova) attorno al quale gravitano le antiche carcìe che dal Medioevo dividono l'abitato sottostante (Civitas vetere) in nove rioni: Scurano, Valle, Colle, Fiorenza, Vineri, Sant'Andrea, San Simeone.

LA FONTANA PIA
Realizzata nel 1870 su progetto dell'architetto Giuseppe Olivieri fu dedicata a Pio IX in segno di riconoscenza per il cospicuo contributo finanziario elargito alla Città per la costruzione di un nuovo acquedotto. Allo stesso architetto appartengono la Fontana Antonini e la Fontana di Porta S.Pietro.

LA COLLEGIATA DI S. MARIA MAGGIORE
Sorta intorno al V secolo e ampliata in epoca romanica, deve l'attuale aspetto alle radicali trasformazioni subite nel XIII secolo ad opera di maestranze borgognone.Ad esse si deve il nitido disegno della facciata monocuspidata, con le tre porte di accesso e l'originalissimo traforo del rosone, riccamente decorato attraverso il costante ricorso al motivo trilobo.

Porta San Benedetto - Foto Fiorini GiancarloL'interno severo ed essenziale, tripartito da una doppia fila di massicci pilastri, su cui si alternano colonne semicircolari, ospita pregevoli esemplari di arte medioevale e rinascimentale.
Il gruppo ligneo della Madonna di Costantinopoli: capolavoro dell'arte romanica risalente al XIII secolo, completata da figurazioni policrome della vita di Cristo e dalle Vergine, elaborate secondo un itinerario figurativo tipicamente bizantino.
Il trittico del Redentore: lavoro autografo di Antonio di Alatri, raffigurante Cristo benedicente, la Vergine col Bambino e S. Sebastiano, dipinto nella prima metà del XV secolo con accenti cari all'arte tardo-gotica di Gentile da Fabriano.
Il fonte battesimale: frammento scultoreo raffigurante tre telamoni, modellato nel XII secolo per sorreggere una colonna candelabro, e successivamente trasformato in fonte con l'aggiunta del catino sovrastante.

IL PALAZZO CONTI GENTILI
Antico stabile duecentesco di cui rimane visibile l'arco d'ingresso, ha subito nel corso degli anni notevoli trasformazioni, dapprima con interventi voluti dal proprietario Giovanni Turco che nel 1532 vi costruì, tra l'altro, il bel portale all'interno del vestibolo, e successivamente per mano dell'erede Francesco Conti e dell'Amministrazione Comunale che ampliarono a più riprese il palazzo. Sede dal 1729 al 1971 del Collegio delle Scuole Pie, ospita tuttora una ricca biblioteca con testi di storia locale e antiche pergamene e il Liceo classico Conti Gentili.
Meritevole di nota è anche il grande orologio solare posto sulla facciata principale realizzato da p. Angelo Secchi intorno alla metà dell'Ottocento.

LA CHIESA DI S. FRANCESCO
Eretta insieme al vicino convento dall'ordine francescano nella seconda metà del duecento conserva ancora oggi, sostanzialemte inalterata, la sola alta fronte con portale archiacuto e rosone a colonnine radiali. L'interno trasformato in epoca barocca, preserva oltre ad una ricca suppellettile lignea, una pregevole "Deposizione" di scuola napoletana del seicento e la preziosa reliquia del mantello di S.Francesco, donato dal Santo alla città nel 1222.

IL PALAZZO GOTTIFREDO
La massiccia costruzione, solenne e grave nella sua impostazione spaziale fu realizzata nel corso del XIII secolo per volere del nobile Gottifredo Rajnaldi, Cardinale protodiacono e ricco feudatario alatrino. L' intero complesso, frutto della felice commistione tra due edifici contigui, diversi per stile ed epoca di costruzione accoglie, nel proprio interno, nelle sale del Museo Civico,importanti testimonianze di archeologia etrusca romana, nonché reperti di epoca medioevale.

L'ACROPOLI
Costruzione ciclopica di epoca preromana, rappresenta, insieme alla cinta urbana, il monumento più antico e celebrato della città. La sua ardita struttura di contenimento, caratterizzata da possenti muraglie in opera poligonale, racchiude per intero una vasta area sopraelevata ( 19.000 mq) posta al cemtro dell'abitato cittadino. Oltre al parametro murario già di per sé sorprendente per la grandezza dei massi impiegati e per l'elevazione raggiunta, degne di ammirazione sono le due porte di accesso: La Porta Maggiore ubicata sul lato meridionale con architrave monolitico di straordinarie dimensioni, e la Porta Minore, assai meno imponente ma di uguale suggestione per la presenza all'interno di un angusto corridoio ascendente, perfettamente conservato. Non lontano dalle due porte sono visibili, rispettivamente, tre antichissime nicchie e i resti del portico dell'Acropoli fatto costruire del censore L. Betileno Varo nel II sec. A.C.

Santa Maria Maggiore - Foto Fiorini GiancarloSulla sommità dell'Acropoli, al di sopra di un antico ierone, sorge invece la Cattedrale di S. Paolo con l'attiguo Vescovado. L'interno a tre navate con presbiterio rialzato conserva, tra l'altro, preziosi reperti cosmateschi del 1222 e la celebre reliquia dell' "Ostia Incarnata": una particola eucaristica divenuta miracolosamente carne umana tra la fine del 1227 e gli inizi dell'anno successivo e le riliquie del Patrono S. Sisto I°.

La traslazione del corpo di S. Sisto
L'episodio più significativo della storia religiosa alatrina è senza alcun dubbio rappresentato dalla traslazione del corpo del pontefice Sisto I, martirizzato a Roma nel 125 sotto l'imperatore Adriano. Un'antica Narrazione historica, , riferisce che nell'anno 1132 il conte Rainulfo di Alife, spinto dalle conseguenze provocate dalla peste che si abbatteva sulle sue terre, si recò a Roma per chiedere al Papa le reliquie di un Santo, nella speranza di placare la drammatica situazione. Ottenute quelle di S. Sisto I, il conte ripartì alla volta di Alife. Arrivato nei pressi di Alatri, la mula che trasportava il sacro carico, si arrestò, ubbidendo solamente al Vescovo diocesano che, sopraggiunto processionalmente, la esortò a recarsi in cattedrale per deporre le insigni reliquie

Il miracolo dell' Ostia Incarnata
Nella navata destra della cattedrale è esposta in una teca vitrea una particola consacrata, divenuta straordinariamente carne umana, in seguito a un atto sacrilego compiuto in Alatri nel 1227.
La memoria di questo evento miracoloso è riportata in un mandatum papale inviato da Gregorio IX al vescovo diocesano Giovanni V il 13 marzo del 1228, nel quale viene ribadito che:" … una certa giovane suggestionata dal cattivo consiglio di una malefica donna, dopo aver ricevuto dalle mani del sacerdote il corpo Sacratissimo di Cristo, lo trattenne nella bocca fino al momento in cui, colta l'occasione favorevole, lo poté nascondere in un panno, dove dopo tre giorni, ritrovò lo stesso corpo, che aveva ricevuto in forma di pane, trasformato in carne come tuttora ognuno può costatare con i proprio occhi..."

Rievocazione storica della passione di Cristo
Tradizionale manifestazione religiosa, che fra le tante oramai decadute e avvolte
nell'ombra, non mostra ancora i segni del logorio del tempo, e racconta a migliaia di persone presenti nelle vie e nei suggestivi vicoli cittadini, la Passione di Cristo. Si svolge, per rigorosa tradizione, soltanto il venerdì della Settimana Santa a notte avanzata, infatti essa non può essere rinviata neanche per avverse condizioni del tempo, e vede la partecipazione di più di 400 figuranti in costume.

Alatri - Foto Fiorini Giancarlo Il "procedere dei quadri dell'Antico e Nuovo Testamento" è accompagnato da melodie che due gruppi di uomini di due rioni diversi della città, cantano ancora in modo "popolare", lontani da ogni tecnica corale, con strascicata lentezza. Si tratta di bellissime melodie di chiaro sapore antico, ornate di melismi rintracciabili nelle musiche bizantine. Molto antica è la melodia dello "Stabat Mater" il canto che viene alternato al "Miserere" un canto lento, mesto e accorato, che si svolge solo su cinque note, toccando una sola volta le note fondamentali della tonalità, non appoggiandosi su cadenze di tono minore. Della manifestazione, , si hanno notizie nei resoconti delle visite Pastorali dal 1700 fino ad oggi . La tradizione risulta mai interrotta, e che si sia sempre svolta come rappresentazione sacra con personaggi in costume che si richiamano quelli indossati in quei tempi

V Fiera delle Cipolle
Durante la festa della Madonna della Libera si svolgeva una ricchissima fiera delle cipolle, molto importante perché era la prima dopo il periodo estivo e tutti facevano l'approvvigionamento di cipolle e agli, ortaggi alla base della cucina tipica ciociara, ancora oggi molto usata.

LE CIOCIE
Il nome della Ciociaria deriva dal particolare tipo di calzature portate un tempo dai suoi abitanti (ciociari): le ciocie. Di origine antichissima, sono costituite da una suola di cuoio opportunamente trattata che si adatta, automodellandosi, alla conformazione del piede.

Porta Maggiore - Foto Fiorini GiancarloDalla suola partono delle corr egge (stringhe) che avvolgono la gamba fin sotto il ginocchio, dove vengono legate: oltre a tener ferma la calzatura, trattengono una pezza di panno a protezione e guarnizione della gamba stessa.L'eleganza delle ciocie, e in buona parte anche il loro costo, dipendevano dalla qualità del pellame utilizzato per le stringhe, che i più poveri sostituivano con semplice spago. Definitivamente abbandonate nel loro uso quotidiano, questi calzari vengono impiegati a corredo del costume tradizionale, indossato in occasione di manifestazioni folcloristiche.

LA CONCA
Un altro oggetto rappresenta fedelmente la trascorsa realtà di questa terra: la conca. Tutte le famiglie ne possedevano in buon numero e in diverse misure, ricorrendo ad esse per sopperire alla mancanza di acqua corrente nelle abitazioni. Donne di ogni età la issavano sulle testa e, più volte al giorno, raggiungevano le numerose fontane per garantirsi un costante rifornimento idrico. Ancora oggi è possibile vedere all'opera la conca, sebbene sia ormai diventata un oggetto d'arredamento, un ricordo delle antiche generazioni tramandato e custodito gelosamente.



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Pugliaisland è esclusivista per la pubblicazione giornaliera del diario di viaggio "verso il monte dell'Angelo"
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