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  Backstage 22 Apr. 2002 Foggia
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  Matteo Salvatore
 

La sua storia in un libro

 

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Gazzetta del Mezzogiorno - lunedì 29 aprile 2002
Il ritorno del nomade Matteo Salvatore
   

Un nuovo disco e un libro per il cantastorie di Apricena


Diceva di lui Riccardo Cucciolla: "riesce a provocare degli incantamenti perché è un gran ruffiano…". E Italo Calvino: "Noi dobbiamo ancora inventare le parole che dice".
Cantastorie e affabulatore, grillo parlante e testimone amaro del tempo che passa, Matteo Salavatore torna alla ribalta con un libro e un cd con 12 ballate inedite (Matteo Salvatore, Stampa Alternativa ed., Speciale eretica).
A 77 anni, ancora nomade di vita e di sentimenti, Salvatore conferma una vena creativa fresca, forse più gioiosa di quella giovanile, quando sfornava
veri poemi sulla fatica nei campi e sulla fatica di vivere, come "Le quattro stagioni del Gargano", "Il lamento dei mendicanti", "Poeta e contadino.
Nel nuovo disco si respirano atmosfere etniche, favorite dalla bella voce di Chiara Armento e dagli accompagnamenti di Angelo Pantaleo, Leo Mansueto, Franco D'Isidoro, Mimmo Ricco, Giuseppe Scarati.
Nel libro, una singolare autobiografia per flash e aneddoti raccolti dall'agente Angelo Cavallo con prefazione di Raffaele Vescera, Matteo Salvatore racconta di un'infanzia di stenti, di una vita appresa sulle corde della chitarra di un suonatore cieco, sulle labbra della sorella nutrita con pezzetti di zucchero perché la mamma non aveva latte.
C'è il Gargano più aspro nei racconti e nelle ballate di Matteo Salvatore, il Gargano della guerra, quando i genitori sporcavano la faccia dei figli col succo di pomodoro, perché i compagni credessero che avevano mangiato maccheroni con la carne.
In quegli anni -racconta Matteo- c'era una miseria nera. La fame si poteva tagliare col coltello.
C'erano tre qualità di pasta: la prima la compravano i ricchi, la seconda qualità, mezza bianca e mezza nera, era per gli impiegati del comune, la terza era pasta nera, amara e schifosa. La povera gente non poteva comprare neanche quella".
E lui, Matteo, è stato sempre dalla parte della povera gente, anche quando, nella canzone "Lu soprastante", descrive da maestro la cattiveria del capo che controlla i mietitori di grano, impedendo loro persino di bere e di parlare.
Banditore di paese annunciato dal suono del corno, bracciante, garzone di cantina, Matteo Salvatore fa tutti i mestieri nella sua Apricena, prima di approdare a Roma dove vive in baracca e viene scoperto mentre fa il parcheggiatore. I primi tre dischi, ricorda Rocco Forte nel libro, Salvatore li incide nella stessa giornata, complice il magico incontro con Claudio Villa, conosciuto in una trattoria di Trastevere.
Il successo per Matteo ha anche il volto di Giuseppe De Santis, il regista del film "Uomini e lupi", che il cantante interpretò con il grande Yves Montand.
Chi volesse saperne di più dalla viva voce di Salvatore, può cliccare sul sito www.pugliaisland.it per la prima intervista on line al cantastorie del Gargano.

Autrice dell'articolo Anna Langone


guarda l'intervista rilasciata in esclusiva per Pugliaisland.it

L'intervista è disponibile su supporti Dvd e VHS

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