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Un nuovo disco
e un libro per il cantastorie di Apricena
Diceva di lui Riccardo Cucciolla: "riesce a provocare
degli incantamenti perché è un gran ruffiano
".
E Italo Calvino: "Noi dobbiamo ancora inventare le parole
che dice".
Cantastorie e affabulatore, grillo parlante e testimone amaro
del tempo che passa, Matteo Salavatore torna alla ribalta
con un libro e un cd con 12 ballate inedite (Matteo Salvatore,
Stampa Alternativa ed., Speciale eretica).
A 77 anni, ancora nomade di vita e di sentimenti, Salvatore
conferma una vena creativa fresca, forse più gioiosa
di quella giovanile, quando sfornava
veri poemi sulla fatica nei campi e sulla fatica di vivere,
come "Le quattro stagioni del Gargano", "Il
lamento dei mendicanti", "Poeta e contadino.
Nel nuovo disco si respirano atmosfere etniche, favorite dalla
bella voce di Chiara Armento e dagli accompagnamenti di Angelo
Pantaleo, Leo Mansueto, Franco D'Isidoro, Mimmo Ricco, Giuseppe
Scarati.
Nel libro, una singolare autobiografia per flash e aneddoti
raccolti dall'agente Angelo Cavallo con prefazione di Raffaele
Vescera, Matteo Salvatore racconta di un'infanzia di stenti,
di una vita appresa sulle corde della chitarra di un suonatore
cieco, sulle labbra della sorella nutrita con pezzetti di
zucchero perché la mamma non aveva latte.
C'è il Gargano più aspro nei racconti e nelle
ballate di Matteo Salvatore, il Gargano della guerra, quando
i genitori sporcavano la faccia dei figli col succo di pomodoro,
perché i compagni credessero che avevano mangiato maccheroni
con la carne.
In quegli anni -racconta Matteo- c'era una miseria nera. La
fame si poteva tagliare col coltello.
C'erano tre qualità di pasta: la prima la compravano
i ricchi, la seconda qualità, mezza bianca e mezza
nera, era per gli impiegati del comune, la terza era pasta
nera, amara e schifosa. La povera gente non poteva comprare
neanche quella".
E lui, Matteo, è stato sempre dalla parte della povera
gente, anche quando, nella canzone "Lu soprastante",
descrive da maestro la cattiveria del capo che controlla i
mietitori di grano, impedendo loro persino di bere e di parlare.
Banditore di paese annunciato dal suono del corno, bracciante,
garzone di cantina, Matteo Salvatore fa tutti i mestieri nella
sua Apricena, prima di approdare a Roma dove vive in baracca
e viene scoperto mentre fa il parcheggiatore. I primi tre
dischi, ricorda Rocco Forte nel libro, Salvatore li incide
nella stessa giornata, complice il magico incontro con Claudio
Villa, conosciuto in una trattoria di Trastevere.
Il successo per Matteo ha anche il volto di Giuseppe De Santis,
il regista del film "Uomini e lupi", che il cantante
interpretò con il grande Yves Montand.
Chi volesse saperne di più dalla viva voce di Salvatore,
può cliccare sul sito www.pugliaisland.it per la prima
intervista on line al cantastorie del Gargano.
Autrice dell'articolo Anna
Langone
guarda
l'intervista rilasciata in esclusiva per Pugliaisland.it
L'intervista è disponibile su supporti Dvd e VHS

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