Lungo
il margine meridionale del Gargano, sul ciglio di
uno dei tanti speroni rocciosi che si protendono
verso la costa adriatica, imperniate attorno ad
una, forse la più grande caverna della zona,
si innalzano maestose le mura dell'Abbazia di Pulsano.
Da quest'angolo del Gargano che dista circa 11 Km
da Monte Sant'Angelo, si offre un insolito scenario
a chi giunge dall'interno del Massiccio; infatti
superati impenetrabili e oscuri boschi e profondi
valloni seguendo vie scoscese e tortuose che aggrediscono
la montagna e segnano gli aridi altopiani, appaiono
da una parte l'ampia e fertile pianura dauna e dall'altra
il Golfo di Manfredonia. Sui fianchi dei valloni,
continuamente scavati e riscavati dall'acqua e dal
vento, l'occhio dell'osservatore attento scruta
piccoli ripari in grotta che l'uomo ha saputo saggiamente
sfruttare per diverse esigenze. Scendendo verso
valle ripercorrendo semmai i gradoni ricavati direttamente
nel banco roccioso da antichi frequentatori dell'area,
si ha la sensazione di aggirarsi tra le fila di
una grande e singolare cavea, fra spettatori pietrificati
dallo scenario offerto dalla natura, del quale godono
da diversi secoli le strutture di Pulsano.
Ad esse fanno da contorno altipiani brulli, solitari
e selvaggi sui quali la mano dell'uomo ha disegnato
bianchi e pietrosi muretti a secco che delimitano
gli Jazzi, importante testimonianza materiale della
principale attività di questa zona: la pastorizia.
E' questo lo scenario che fa da sfondo all'Abbazia
di Pulsano, attorno alla quale si estende un interessante
e poco esplorata area archeologica, la cui peculiarità
si associa alla natura carsica del territorio, costituito
da anfratti e piccoli ripari in grotta, occupati
soprattutto da pastori e da monaci, questi ultimi
intenti a vivere una vita eremitica in luoghi inaccessibili
e quindi difesi naturalmente dai malintenzionati.
L'abbazia fu edificata nel luogo in cui secondo
alcuni sorgeva uno dei templi pagani del Gargano,
quello dedicato al medico Podalirio, legato al
culto delle acque salutari.
Secondo altri la collina di Pulsano interessò
il condottiero cartaginese Annibale il quale vi
fece costruire una torre di avvistamento subito
dopo lo scontro di Canne del 216 a.C.
Alla fine del VI sec. d.C. venne edificata una
piccola badia dal duca Tulliano di Siponto per
volere di papa Gregorio Magno, la quale fu affidata
ai monaci dell'ordine di S. Equizio.
Questa comunità monastica venne sostituita
dai monaci clunyacensi agli inizi del X sec.,
i quali resistettero per pochi anni alle continue
incursioni saracene che nel 952 d.C. giunsero
fino al santuario di S. Michele a Monte S. Angelo.
Le notizie sulla badia si fanno più sicure
a partire dal XII sec., epoca della costruzione
da parte di S. Giovanni da Matera della futura
casa madre della Congregazione Pulsanese.
Sull'esempio del fondatore Giovanni, altri monaci
vissero come lui cercando di conciliare lo spirito
ascetico-contemplativo dei monaci orientali, con
il carattere operoso e attivo dei monaci benedettini.
Era questo l'ideale di vita dettato dall'ordine
religioso dei monaci Pulsanesi, i quali alla fine
del XII sec. potevano vantare possedimenti in
tutta l'Italia peninsulare e ad anche oltre mare,
in Dalmazia. Tuttavia, col passare del tempo,
gli abati di Pulsano, dovendo occuparsi della
gestione delle immense proprietà accumulate
dalla congregazione, probabilmente persero di
vista gli insegnamenti di Giovanni. Offuscate
l'immagine, le gesta e le virtù del fondatore
e dei suoi primi seguaci, cominciarono ad incrinarsi
i rapporti fra la Casa Madre e i monasteri dipendenti,
giungendo, a partire dagli inizi del XIV sec.
alla separazione definitiva. La decadenza dell'ordine
e dell'abbazia fu tanto rapida quanto rapido era
stato lo sviluppo della comunità nel corso
del XII sec.
Dopo la restaurazione, operata alla fine del '500
dall'arcivescovo Ginnasi, l'abbazia passò
sotto diversi ordini monastici, prima di essere
completamente distrutta da un violento terremoto
nel 1646.
Il sito garganico di Pulsano è stato per
lungo tempo un'importante tappa dell'itinerario
sacro seguito dai pellegrini diretti alla vicina
Grotta di S. Michele (Monte S. Angelo). Il pianoro,
al cui margine meridionale sorge l'abbazia, è
collegato a nord al Santuario di S. Michele, a
sud alla città e al porto di Siponto, ad
ovest alla c.d. Via Sacra Longobardorum (1) oltre
ad essere centro di riferimento per i numerosi
eremi e cenobi ricavati lungo i valloni di quest'angolo
del Gargano (2).
Segni tangibili di questo passaggio sono i numerosi
graffiti e le iscrizioni che si conservano sulle
pareti del complesso, in corso di rilevamento
ed interpretazione a cura del settore post-clssico
della Soprintendenza Archeologica della Puglia,
tra i quali quello raffigurante la Triplice Cinta
Sacra, graffito su un concio di reimpiego, in
uno degli ambienti laterali dell'abbazia.
Se da un lato in questa area la convergenza di
caratteri morfologici e litologici soddisfaceva
molte esigenze dell'impianto monastico originario,
dall'altro lato la mancanza di vegetazione, l'azione
dissolutrice dell'acqua piovana ed eventi sismici
sono stati e continuano ad essere cause di smottamenti
e frane che hanno mutato sensibilmente l'aspetto
originario del complesso.
La chiesa ad unica navata, il cui presbiterio
occupa parte di una grotta, ha subito numerosi
rifacimenti ed è stata danneggiata da eventi
sismici e da distacchi della roccia che ne hanno
alterato sensibilmente l'originale planimetria,
che, molto probabilmente, doveva essere a tre
navate e svilupparsi longitudinalmente ben oltre
l'attuale facciata.Le strutture murarie distrutte
non vennero più ricostruite e al di sopra
di esse, lì dove era possibile, vennero
ricavati piani orizzontali. Queste nuove platee
servirono o per impiantarvi edifici oppure esse
divennero più facilmente suoli coltivati
a terrazzo.
Da pochi anni, una piccola comunità di
monaci si è stabilita a S. Maria di Pulsano
e, coadiuvata da un nutrito gruppo di volontari,
lavora per riportare l'abbazia all'antico splendore,
seguendo gli insegnamenti del fondatore dell'ordine
pulsanese, S. Giovanni da Matera.
(1) La Via Sacra Longobardorum, è la strada
più importante che attraversava il Gargano.
Divenne sacra dopo la diffusione del culto di
S. Michele (VI sec.). In sostanza si trattava
di un ramo della via Litoranea costeggiante l'Adriatico
che si divideva a nord-est di S. Severo in contrada
Brancia, dove si potrebbe localizzare l'antica
Ergitium ( I.G.M. 156 III S.O. Brancia). Un tratto
seguendo le pendici del Gargano sud-occidentale,
proseguiva verso Siponto, l'altro tratto aggrediva
la montagna garganica (F. P. Maulucci, Graffiti
giudaico-cristiani sulle rotte del sacro Monte:
S. Maria di Stignano, ed. Michael, Monte S. Angelo
s.d.) e prima di giungere a Monte S. Angelo, oltrepassava
importanti monasteri quali S. Maria di Stignano
e S. Giovanni de Lama, ubicati in punti strategici
a guardia delle rispettive vallate, e numerose
altre chiese che offrivano ai viandanti ristoro
e riposo (Un'attenta e particolareggiata descrizione
dell'intero percorso di questa strada è
in: V. Russi, Contributo agli studi di topografia
antica e medievale del Gargano meridionale, estratto
da San Matteo: storia, società e tradizioni
nel Gargano, Atti del convegno sulla presenza
francescana nel Santuario di San Matteo, S. Marco
in Lamis 1978).
(2) Per la topografia di Pulsano sono state seguite
le indicazioni del Sig. Vittorio Russi, a cui
va un sentito ringraziamento anche per gli utili
consigli su aspetti non prettamente topografici.
A cura di:
- Dott. Maurucci Francesco Paolo (Direttore Scientifico
Scavi);
- Dott. Macchiarola Michele (C.N.R. Ravenna)
- Fiorella Gianluigi (Scavo Stratigrafico)
|